Programmazione

La programmazione Educativo – Didattica

Ogni docente traduce in termini operativi quanto predisposto in sede collegiale, definendo, nella programmazione individuale e nel piano di lavoro di classe, le linee metodologiche e i percorsi didattici che intende seguire. La puntale determinazione dei livelli di partenza registrerà la situazione culturale di base e i prerequisiti disciplinari, da cui dovrà scaturire la definizione degli obiettivi.
Tale programmazione farà riferimento all’area educativa, raccordandosi alle scelte formative del P.O.F.; individuerà le mete cognitive e comportamentali, operando trasversalmente all’interno del Consiglio Classe; fisserà gli obiettivi didattici disciplinari con riferimento ai contenuti, alle abilità e competenze proprie della materia.
Dalla determinazione degli obiettivi il docente procederà alle elaborazione delle unità didattiche e delle relative prove di verifica, che verranno esplicitate per tipologia, tecniche e scansioni temporali.
I criteri di valutazione adottati saranno specificati in relazione agli obiettivi, e, coerentemente con gli orientamenti del Collegio dei Docenti, definiti, a livello decimologico, dallo schema di corrispondenza tra voti e livello di apprendimento.
Infine, il piano di lavoro non si proporrà come sterile elencazione di temi didattici, ma rifletterà una ragionata selezione di argomenti che, nel rispetto dei programmi ministeriali, saranno risorsa e strumento per lo sviluppo delle competenze e delle abilità.
Pertanto, l’insegnante si servirà di alcuni strumenti, quali lezioni frontali, problem solving, attività di laboratorio, strumenti audiovisivi ed informatici e lavoro in rete.
Le prove orali, scritte e scritto grafiche costituiranno occasioni positive di apprendimento e verifica dei traguardi raggiunti.

L’insegnamento dei contenuti fondamentali trova importanti approfondimenti ed applicazioni nelle attività di progetto, che possono essere sintetizzate nelle seguenti aree:
• area linguistico espressiva: per migliorare i mezzi per la conoscenza e la comunicazione;
• area della progettualità: per migliorare la capacità di elaborare progetti a livello individuale o di gruppo, rapportandoli alla realtà esterna;
• area delle relazioni: per favorire gli scambi interpersonali, tra culture ed etnie diverse e tra uomo e ambiente;
• area della professionalità: per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro e della professione, mediante stages lavorativi, conferenze e visite guidate;
• area motoria: per contribuire all’equilibrio psico-fisico ed alla crescita armonica della persona;

– verifica e Valutazione
La valutazione è uno dei passaggi fondamentali del processo formativo. Essa non è, quindi, solo strumento di misurazione finale dei risultati conseguiti, ma momento per mettere in discussione la professionalità del personale docente in rapporto all’effettiva progressione del processo di apprendimento e di formazione dell’alunno.

I fondamentali paradigmi, secondo i quali si è venuta dipanando la teoria della valutazione, si muovono da un impianto tradizionale, basato sui voti o sui giudizi. La valutazione, infatti, in un primo tempo era caratterizzata dalla semplicità, dalla produttività ed anche dalla mancanza di rigorosità. Oggi essa è basata su un processo aperto e continuo di raccolta e trattamento di informazioni; è finalizzata, inoltre, a prendere le decisioni atte a regolare e migliorare l’attività didattica.

La valutazione, quindi, è collegata agli obiettivi programmati (ciò che si è pianificato di fare); è orientata, con effetto feedback, al controllo dell’insegnamento (ciò che si è effettivamente realizzato) e alla verifica dell’apprendimento (ciò che lo studente ha realmente appreso).
Se, come è stato già detto, l’apprendimento è una modifica del comportamento, il controllo delle prestazioni – che gradualmente si realizzano – deve essere affidato ad un sistema flessibile, trasparente e condivisibile nei fini e nelle procedure; un sistema, quindi, che inizi con la rilevazione dei livelli di partenza, che prosegua con la determinazione degli obiettivi e con la scelta dei contenuti e dei metodi e che soprattutto sia in grado di monitorare situazioni di apprendimento in continua evoluzione, attraverso una programmazione specifica della quantità, qualità e tipologia delle verifiche.

Accertato che la valutazione non sia più esclusivamente funzionale alla selezione, ma al controllo dei vari fattori interagenti nel processo di apprendimento stesso, bisogna chiarire i meccanismi di questo controllo.

E’ necessario che i dati che vengono acquisiti dai docenti, per mezzo di osservazioni sistematiche e prove di verifica, trovino una collocazione non solo tra le pagine dei registri (spesso strutturate secondo limitativi criteri di valutazione), ma anche in una “scheda dello studente”, che diventi strumento di lavoro razionale e verificabile per il docente.

Allo stesso tempo, poiché la valutazione è anche il punto d’incrocio dei diversi fattori del contratto formativo stabilito fra la scuola, il discente, la sua famiglia ed il territorio in generale, è indispensabile una chiara esplicitazione, soprattutto quando il fine della valutazione è diretto all’esterno, quando cioè diventa comunicazione all’utenza.
Da queste due considerazioni è scaturita l’esigenza di comunicare con maggiore frequenza con le famiglie e soprattutto farlo con semplicità e trasparenza.

I descrittori del processo di apprendimento selezionati sono solo alcuni tra gli innumerevoli proponibili, mentre gli indicatori rispondono a tre macro livelli di prestazioni (grosso modo collocabili nell’area dell’insufficienza, della sufficienza e del pieno raggiungimento dell’obiettivo).
Operativamente, i docenti si impegnano ad operare un congruo numero di verifiche per quadrimestre, comunicando all’alunno la valutazione data, motivandola, dando suggerimenti opportuni per migliorare il suo processo di apprendimento, sviluppare le capacità correttive ed autovalutative, il tutto nel massimo rispetto della sua personalità e sensibilità.

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